domenica 9 ottobre 2011

Groove I



Passarono si e no una manciata di secondi da che pronunciò quelle parole.Si e no dieci, forse venti, prima che il cervello implodesse fuoriuscendo dalle narici e dalle orecchie, scolo di colore indefinibile che si riversò sul tavolo mollemente.
Nessuno seppe spiegare cosa fosse successo.
Si parlò di ictus, di emorragia e poi di virus e saccaromiceti.
La causa rimase un mistero.
Fu il primo caso e a quello ne seguirono altri, tutti allo stesso modo, tutti col cervello frollo come rifiuto organico rigurgitato da scarichi intasati.
Quando arrivò l’ambulanza era già morto, ma lo era ancor prima che qualcuno la chiamasse.
Lo spettacolo era raccapricciante sia alla vista che all’olfatto: quella roba schizzata via dal naso, dagli occhi e dalle orecchie, puzzava come una carogna.
Infatti all’orrore iniziale che paralizzò gli astanti, subentrò l’urgenza di abbandonare la stanza per guadagnare aria.
Quelli che seguirono furono giorni di domande senza risposte plausibili, di congetture, di ipotesi convincenti di lì a poco dissoltesi nel nulla.
Nessuno riusciva a farsene una ragione.
L’avvocato scoppiava di salute. Sulla quarantina con una stazza da centrocampista di sfondamento, bello come il sole, se non per alcune espressioni torbide del viso che tradivano la sua natura abietta. Tanto che, passato lo sconquasso iniziale, più di uno cominciò a pensare che qualsiasi cosa gli fosse successa e malgrado il modo terribile, se proprio a qualcuno doveva capitare, non era stato un male fosse capitato a lui perché quel tipo, quando ci si metteva, era proprio una gran merda d’uomo, uno che a volte ti faceva venir voglia di spaccargliela la testa.
Di quei pensieri che si fanno ma raramente si mettono in pratica.
Di quelle cose che viene naturale pensare quando ci si trova davanti un tipo come lui; che se il fatto non si fosse verificato davanti agli occhi increduli di tutti, sarebbe sorto il ragionevole dubbio che qualcuno l’avesse ammazzato.

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