I
Mia madre ha avuto un altro dei suoi attacchi di panico. L’ho capito da come sta incollata al televisore. I suoi attacchi di panico sono lampi di luce che le annebbiano la vista, paradosso curioso che sembra la metafora della sua vita. Quando l’ho accompagnata a fare la visita oculistica era tutto a posto. Ma mentre si ostinava a riconoscere una G troppo piccola per chiunque, l’oculista mi ha presa da parte e mi ha detto che una cecità transitoria, in alcuni casi, può essere la manifestazione di un attacco di panico e mi ha consigliato di consultare uno psichiatra.
ADT li ha etichettati lo psichiatra, come se la brevità dell’acronimo potesse in qualche modo rendere meno pesante la diagnosi. Poi così come l’oculista mi ha presa da parte e mi ha chiesto se non c’era qualcos’altro, magari un evento che l’avesse scossa e di cui non aveva parlato. Ho pensato all’unico fatto che negli ultimi tempi avrebbe potuto crearle dei problemi: essere venuta a vivere da me. Ma ho scrollato le spalle e mi sono congedata stringendogli la mano.
Da allora gli attacchi di panico si sono fatti sempre più frequenti, anche se lei fa l’indifferente tentando di negare l’evidenza. Come adesso che, senza neppure voltarsi, mi comunica che per il Sagittario e per la Vergine questa è una settimana buona. L’oroscopo e le carte sono diventati il suo passatempo. Ha voluto che le comprassi le Sibille, carte grandi che parlano da sole e a volte anch’io le interrogo. Qualche giorno fa ho spezzato il mazzo con la mano sinistra, quella del cuore. Dicono che la mano sia importante. Ho sventagliato le carte e ne ho pescate sei. Volevo sapere della bambina, se si sveglierà, se sentirò la sua voce. Ma le carte hanno parlato in un modo che non ho capito e da allora mi è presa la frenesia di interrogarle. La Giovane Fanciulla, i Sospiri, la Casa, I Deliranti, in un modo o nell’altro, tornano sempre. Cerco di metterle insieme in modi diversi, di giudicarle secondo combinazioni variabili, ma continuano a lasciarmi appesa a speranze finora disattese.
Oggi ho creduto di perderla la bambina: ha sussultato con un movimento sincopato del petto che mi ha fatto pensare che se ne stesse andando. Il suo pallore è diventato più livido, come la terra argillosa delle zone paludose in cui sono nata. Forse è proprio in una palude che si trova, tenta di uscire ma tutto ciò a cui si aggrappa le scivola dalle mani viscido e limaccioso.
Quando è arrivato il medico di turno si era già assestata, ma il colore cretaceo le è rimasto in faccia come un avvertimento.
martedì 4 gennaio 2011
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