Tira su la gonna e dice guarda.
Mi avvicino e ci guardo dentro le mutande ma non vedo nulla.
Ma sento il profumo di pulito della sua roba.
Da dormirci dentro. Rimango china per un po’.
Ritorno al mio posto, si sistema la gonna e un’altra folata di panni puliti mi arriva addosso.
Continua a dirmi che sotto le mutande le sta crescendo qualcosa.
La chiama materia quella cosa, dice che assomiglia alla carne di suo padre.
Io non ho visto nulla ma non lo dico.
Lei continua a fendere l’aria con i suoi artigli laccati di rosso e mentre lo fa mi ritorna addosso il suo profumo.
Vorrei fermarla la sua follia, eppure in quella follia vorrei perdermi.
Ficcare la testa dentro i suoi seni enormi, immensi, accoglienti.
Sniffare il suo profumo di pulito, pulire tutta la roba vecchia che ho dentro e tornare illibata.
Dirle, accarezzami la testa pupa, lisciami i capelli con le tue spazzole preziose, quelle d’argento che tieni sul comò, trattami come una bambola, vestimi dei tuoi vestiti profumati, baciami la bocca stretta e soffiaci dentro fino a gonfiarmi i seni e arrotondarmi la carne sopra le ossa incatenate, dammi da mangiare pupa, passami la tua sensuale abbondanza che richiama certezze, raccontami le storie assurde che solo tu sai raccontare, poi mettimi a dormire in mezzo al tuo profumo e amami ad oltranza, amami fino a dove sai arrivare.
Ma intanto carezzami e continua a parlare, parla ancora della materia nuova che ti sta trasformando.
Io mi distendo qui sulla tua pancia e dormo.
Sogno la bellezza della tua follia, semplice, domestica che mi viene a salvare.
Dormo un sonno profondo di sogni felici.
Di quelli che non mi vorrei più svegliare, che quando mi sveglio vorrò tornare a dormire.
Mi avvicino e ci guardo dentro le mutande ma non vedo nulla.
Ma sento il profumo di pulito della sua roba.
Da dormirci dentro. Rimango china per un po’.
Ritorno al mio posto, si sistema la gonna e un’altra folata di panni puliti mi arriva addosso.
Continua a dirmi che sotto le mutande le sta crescendo qualcosa.
La chiama materia quella cosa, dice che assomiglia alla carne di suo padre.
Io non ho visto nulla ma non lo dico.
Lei continua a fendere l’aria con i suoi artigli laccati di rosso e mentre lo fa mi ritorna addosso il suo profumo.
Vorrei fermarla la sua follia, eppure in quella follia vorrei perdermi.
Ficcare la testa dentro i suoi seni enormi, immensi, accoglienti.
Sniffare il suo profumo di pulito, pulire tutta la roba vecchia che ho dentro e tornare illibata.
Dirle, accarezzami la testa pupa, lisciami i capelli con le tue spazzole preziose, quelle d’argento che tieni sul comò, trattami come una bambola, vestimi dei tuoi vestiti profumati, baciami la bocca stretta e soffiaci dentro fino a gonfiarmi i seni e arrotondarmi la carne sopra le ossa incatenate, dammi da mangiare pupa, passami la tua sensuale abbondanza che richiama certezze, raccontami le storie assurde che solo tu sai raccontare, poi mettimi a dormire in mezzo al tuo profumo e amami ad oltranza, amami fino a dove sai arrivare.
Ma intanto carezzami e continua a parlare, parla ancora della materia nuova che ti sta trasformando.
Io mi distendo qui sulla tua pancia e dormo.
Sogno la bellezza della tua follia, semplice, domestica che mi viene a salvare.
Dormo un sonno profondo di sogni felici.
Di quelli che non mi vorrei più svegliare, che quando mi sveglio vorrò tornare a dormire.