giovedì 23 luglio 2009

il libro dei sogni


La signora del quinto piano raglia la sua frustrazione contro la goccia d’acqua arrugginita che le sta corrodendo la ringhiera grigia ma non fa traboccare il vaso.
Nei sogni le specie acquatiche si moltiplicano, prima scampi poi uvari o paulotti non è facile distinguerli ancor meno nei sogni e senza pelle, una pletora di pesci nudi con gli occhi grandi ammassati sulla balata e mio padre che a settantanni ha deciso di rifarsi una vita concupendo giovani donne finniche con la lusinga di agiatezze da pescivendolo con villa in riva al mare. Fiumi di lacrime dilavano certezze affettive da poco approdate alla mia landa di desolati e desolanti dubbi. Non ne comprendo il senso.
Che mio padre vada a fottersi chi vuole, mia madre troverà un'altra vittima sulla quale infierire con dedizione. Eppur la cosa mi inquieta e cambio sogno. Adesso i pesci sono squali dalle pinne nere e gli occhi gialli, i denti aguzzi e il sorriso buono. Ma gli squali non mentono mai anche quando sorridono, è la loro natura, gli unici esseri onesti che ti dicono, sono quello che sai e non quello che vedi.
Non ho ancora finito di pensarlo che sono già dentro una pancia ma non è confortevole come la dimora di Giona per il quale il copione era già bello e scritto, mi riservo di stendere il mio a costo di morirci dentro questo mefitico antro d’anticamera al peggio.
Ma invece di prendere il transito per gli intestini tenui vengo rigurgitata nel mio letto dalla voce garrula di una fastidiosa radiosveglia, per i pesci e per l’acquario gli astri sono favorevoli è tempo di decidersi a prendere posizioni.

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