sabato 25 luglio 2009




















“ Il colore mi aiuta a vivere. Se penso al nero penso alla morte, mi aiuterà a morire.”
E’ tutto nero laggiù un nero che aiuta a vivere e a morire
A lei sarebbe piaciuto
Nero rassicurante ultimo anello di una catena di luce che sporca
E si insinua dentro ferite ed interstizi
Polvere negli occhi che riaccende stupore e meraviglia
Mai sono stata più viva di quando tutto quel nero si appiccicava addosso
Pungolando col suo potere naturale il triadico processo della fascinazione
Nero profondità ancestrale
Buio di quando respiravamo come pesci nell’amnios delle nostre madri
Budella della madre di tutte le madri che respira e spurga
A ricordarti che è vita la mefitica pozza di zolfo
Il mare la collina la sabbia l’aria il sogno il tramonto
Nero paradosso alleanza di colori
Tripudio di un esistere
In cui l’uomo non è l’unico dei modi e dei mondi possibili.

venerdì 24 luglio 2009

http://www.youtube.com/watch?v=AdSd60nD8QE&feature=related

Oggi vivo d’acqua, mi muovo poco e raziono il respiro aspro che anticipa la diaspora del catarro
Ieri ho fumato troppo disappunto che mi ha intasato i bronchi e ha incoraggiato la mia fame fatua
Sono esausta e mi riposo sulle pagine di libri ormai distanti da questo angolo che non ricorda neppure la sua storia
Sono logora di parole discolpanti sventagliate per alleggerire la coscienza.
Mancanza di stimoli la chiami questa desertificazione dell’anima, cercando di apparecchiare altrove il peso insostenibile di responsabilità invalidanti e poter dormire sonni tranquilli.
Ma neppure nei sogni si è fattori senza obblighi quando il tarlo comincia a scavare dentro membra di cartongesso.
Che sogni tu possa dormire non mi è dato saperlo
Spero siano inquietanti e ti perturbino il quieto obliare.
http://www.youtube.com/watch?v=e6cxsUWF7Pw

giovedì 23 luglio 2009

il libro dei sogni


La signora del quinto piano raglia la sua frustrazione contro la goccia d’acqua arrugginita che le sta corrodendo la ringhiera grigia ma non fa traboccare il vaso.
Nei sogni le specie acquatiche si moltiplicano, prima scampi poi uvari o paulotti non è facile distinguerli ancor meno nei sogni e senza pelle, una pletora di pesci nudi con gli occhi grandi ammassati sulla balata e mio padre che a settantanni ha deciso di rifarsi una vita concupendo giovani donne finniche con la lusinga di agiatezze da pescivendolo con villa in riva al mare. Fiumi di lacrime dilavano certezze affettive da poco approdate alla mia landa di desolati e desolanti dubbi. Non ne comprendo il senso.
Che mio padre vada a fottersi chi vuole, mia madre troverà un'altra vittima sulla quale infierire con dedizione. Eppur la cosa mi inquieta e cambio sogno. Adesso i pesci sono squali dalle pinne nere e gli occhi gialli, i denti aguzzi e il sorriso buono. Ma gli squali non mentono mai anche quando sorridono, è la loro natura, gli unici esseri onesti che ti dicono, sono quello che sai e non quello che vedi.
Non ho ancora finito di pensarlo che sono già dentro una pancia ma non è confortevole come la dimora di Giona per il quale il copione era già bello e scritto, mi riservo di stendere il mio a costo di morirci dentro questo mefitico antro d’anticamera al peggio.
Ma invece di prendere il transito per gli intestini tenui vengo rigurgitata nel mio letto dalla voce garrula di una fastidiosa radiosveglia, per i pesci e per l’acquario gli astri sono favorevoli è tempo di decidersi a prendere posizioni.

mercoledì 15 luglio 2009

a gt

Nella stessa stanza io e lui
Luci a neon che contraffanno i colori
Già contraffatti della mia parrucca e delle nostre pelli
Da cinghiale la sua da camaleonte la mia
Che ora muta al suo cospetto per ossequio e inclinazione
Pelle di merda la tua direbbe Alessio
Lui non so cosa veda ma basta ciò che vedo io
Eppure il suo linguaggio misterioso mi infastidisce
Come tutto ciò che non capisco
Anche se non è proprio così
Francesco non lo capisco ma mi attrae come se venisse dalla stessa terra
Lui non lo capisco e non vedo spiragli
Troppo lontana la sua di terra per lambire la mia
Forse è una posa
Ma alla sua età e il mondo alle spalle le pose non sono contemplate
E’ solo un'altra isola la sua e la rispetto per via di quelle sue visioni
Di quei paesaggi strambi che disegna dentro la mia testa
Landa di desolati e desolanti dubbi
Nella stessa stanza io e lui e mi verrebbe di chiedergli come va?
Solo questa domanda nulla di più
Ma sto zitta e passo avanti
Come se fosse solo un fantasma che non sono tenuta a vedere per ignoranza
In fondo in quell’hotel all’avanguardia non sono ancora nata
Io per lui solo una forma in movimento
Che forse gli accende l’universo a valle dei suoi pensieri fini
Ma non lo so
Forse quelli come lui funzionano in altro modo

freak



Molli li voglio i biscotti, molli che si sciolgono tra le labbra, non li voglio masticare ti ho detto.I denti non mi servono più te l’ho detto. Freak li chiamano quelli come lui, e con il loro proverbiale aplomb gli inglesi intendono quelli dal comportamento inusuale. Noi li chiamiamo mostri, fenomeni da baraccone e li scherniamo.
Eppure la sua teoria non fa una piega e i suoi biscotti molli cominciano a piacere anche a me. La decisione di non usare più i denti l’ha presa quando si è accorto che i denti stridono quando masticano, fanno un rumore che evoca sensazioni corrosive, come il verde acido e le mandorle acerbe, non conoscono la flessibilità e fanno male. Il cibo va assaporato, succhiato, i sapori sono realtà che alimentano fantasie e i denti masticano ogni fantasia. I denti azzannano come quelli di Lucia che quando gli fa un pompino riesce a trasformare in dolore quello che lui conosce come piacere. Per lui è deciso, i denti non li vuole più usare. E poi i biscotti molli, le puntine plasmon, il pesce frullato sono una carezza per il palato e lui è felice. Lo vedi nudo aggirarsi per casa con la gioia dipinta negli occhi a cantare e ballare come anch'io vorrei fare ma non sono lì per incoraggiare la sua follia. E mi viene da ridere e saltare e cantare e dipingermi la faccia di questa follia bella e contagiosa che mi fa venir voglia di viverla una vita liberamente mia.
Freak li chiamano quelli come lui e io mi guardo intorno e cerco da tutte le parti per trovarne ancora senza denti, senza vestiti, senza gesti educati, morbidi, senza ossa, arrampicarsi tenacemente come piante all’aria, arrivare in alto, più in là di quanto il nulla possa sperare.