sabato 27 giugno 2009



Rosso come la passione dicono, come il sangue che sgorga fresco, non ossidato, dalle punture di spillo, dalle ferite distratte delle casalinghe in carriera che ascoltano Chopin e la De Filippi.
Oggi te lo puoi permettere, fare più cose in una sola svista, tanto il farle bene non è richiesto.
Il rosso adesso lo associa all’amaro. Il veleno non lo ha mai assaggiato, ma tutto ciò che è velenoso è amaro, anche se non vale il contrario. E per la prima volta un veleno potrebbe salvarle la vita, quella buona, perché quella cattiva se la porterebbe via senza pena e ripensamenti.
Un veleno selettivo e intelligente: si sarebbe sbarazzato della vita in avaria, con l’effetto collaterale di dare una strapazzata a quella in buono stato.
Questa cosa non la convince. Rosso e giallo. Sì, anche il giallo ora che ci pensa. Un altro colore che le piace oltre al viola e al rosso. Ma non ha mai sospettato che, un giorno, anche i palliativi avrebbero avuto un colore. E a giudicare dalle facce stanche e consunte nella sala d’aspetto, un colore che non fa presagire nulla di buono. Rosso e giallo, come una roccia emersa in mezzo all’oceano, tagliente e limacciosa che promette approdi che non potrà mantenere. Rosso e giallo come una condanna sulle facce degli astanti dai capelli finti e l’attesa ansiosa. Forse sarebbe meglio passare la mano e affezionarsi ad altri colori.
Il blu ad esempio.
Si sarebbe tenuta la cattiva sorte e i capelli fulvi sulla testa. Troppa gente col male in corpo, decisamente troppa.
Anche il male ha diritto a vivere, lo accudiamo, lo nutriamo con la nostra indifferenza, poi con improvvisa sollecitudine ce ne vogliamo sbarazzare perché ci terrorizza. Ma dove siamo quando il nostro corpo tenta di difendersi lanciandoci segnali d'aiuto fino all'inevitabile atto di rivolta apparentemente folle e ingiusticato? Siamo proprio degli imbecilli. Ci scaviamo fosse prima ancora di andare al patibolo e ci affanniamo a richiuderle quando siamo con l’osso del collo sotto la mannaia.
Sono tanti, decisamente troppi a tentare un approdo sulla sponda tagliente e limacciosa.
Rossa o gialla le chiede una signora con la bandana bianca a nascondere la testa lucida.
Sono solo di passaggio, è il blu il mio colore preferito.
Il blu.

martedì 23 giugno 2009

gli abitanti della città di kaz

Stamattina gli abitanti della città di kaz erano piuttosto agitati, più agitati del solito direi.
Radunati davanti al bar dei cipressi guardavano verso l’alto e puntavano il dito indice in direzione dei balconi del numero 18.
A quanto pare qualcuno piscia di notte da uno di quei balconi.
Non so come sia possibile che questi animali incontrollabili, capaci di far fuori un uomo a pugni e calci, si indignino per una pisciatina giù dal 2° piano.
Sì, perché è proprio da lì che l’uomopianta innaffia il suo rampicante.
L’ho visto per la prima volta in uno dei miei appostamenti notturni.
L’uomopianta lo trovo simpatico con quei cespugli al posto delle sopracciglia e quell’arbusto di ulivo che gli cresce dal deretano.
Lui non piscia proprio sulla strada, lui piscia su una pianticella che si sta abbarbicando sulla ringhiera del lato est del suo balcone.
Quel balcone lo tengo d’occhio da un po’, da prima che mi accorgessi delle sue sortite notturne.
Mi ha incuriosito tutto quel mobilio che stazionava nel balcone come in un magazzino.
All’inizio ho pensato si trattasse di una posizione temporanea come se tutta quella roba fosse stata messa lì per lavori di ristrutturazione nell’appartamento. Poi ho capito che non c’era nessun lavoro in corso e che là le cose funzionavano così, fuori pieno, dentro vacante.
Sì, perché a guardarla bene quella casa è proprio vuota.
Il signor uomopianta ha deciso che tutta quella roba, che di solito sta in casa, deve starsene fuori, in balcone. Lui fuori ci va solo la notte per tornare ad innaffiare la pianticella.
Apre la patta dei pantaloni, tira fuori il coso e piscia, pardon, lui non piscia, semplicemente innaffia, e intanto il rampicante cresce, cresce e si dirige verso est, così come l’arbusto d’ulivo del suo buco del culo che gli ha quasi impalato l’osso del collo.

il libro dei sogni


Sogno scampi che si arrampicano su scampoli di muri di chiese gotiche e dietro il mio capezzale.
L’interpretazione dei sogni non dà risultati,
Dio ci scampi,
Nessuno ha scampo,
Ma niente scampi.
Gli scampi si mangiano soltanto, a quanto pare,
Non si arrampicano su scampoli di muri gotici,
Tanto meno, dietro i capezzali della gente.
Mi giro sull’altro fianco e sogno il mare e non solo.
Una donna bruna schiamazza e tatua le tue labbra delle sue di ciliegia.
Volgare eppur ti piace.
Nei sogni c’è il vantaggio di leggere i pensieri altrui,
Di vedere oltre le cortine di fumo e tu,
Sotto la tua di spugna,
Stai toccando quella donna con l’eccesso di testosterone che ti circola in corpo.
Ho mal di pancia e mi duole la schiena ma le due cose vanno a braccetto.
Nessun male viene mai da solo, se ne porta sempre un paio di compari fastidiosi.
Mi tocca svegliarmi se non voglio perire sotto lo sbatter di ciglia di quella dalila dai denti sani e i seni sodi che ti ha già rasato il capo e tiene tra le mani i tuoi dreadlocks non ancora abbastanza lunghi.
Tu, consapevole marionetta di un padre guerrafondaio e misericordioso,
Continui a farti concupire dall’ennesima dalila di turno,
Col pretesto di scontare i tuoi peccati e liberare israele dai filistei.
Così la storia si ripete ad oltranza e con ottusa determinazione.
E allora che guerra sia!
Non è invidia per i seni sodi e i denti sani.
Ma mero raccapriccio per la farsa degli orgogli feriti,
Dei farisei vituperati,
Dei filistei indignati,
Di tutte le gerusalemme da liberare.

il libro dei sogni

Ho prurito alle caviglie e sogno
Sogno che mi mordono gli occhi
Sopra due divani rossi
Mi gratto le caviglie e sogno
Sogno che ritorno a casa
Fa caldo e gli scarafaggi fanno festa sotto le lenzuola torride di sudore e pensieri sciolti
Che mi prudono nella testa e negli inguini
I sogni si moltiplicano incalzati da desideri surgelati da consumare subito giunti a scadenza
Mi stanno tutti alle calcagna e mi mordono le caviglie che mi prudono di sudore istamina e fastidio rovente
Devo svegliarmi per addormentarmi altrove
Senza rischiare che si portino via gli occhi
Mentre mi grattano le caviglie gonfie.