venerdì 19 dicembre 2008

Masha parla e il cuore mi arriva in gola.
Provo vergogna per il mio reggiseno intimissimi, per le mie nike made in Thailandia. Mi accorgo, con ingenua sorpresa, di portare addosso il marchio di una globalizzazione che ha segnato ancora di più il divario tra nord e sud.
Il salario di Masha è pari al costo di una barretta di mars, ne ho appena finito di mangiare una e i suoi occhi mi fissano curiosi.
Sorride mentre mi parla, è fiero che porto un marchio addosso al quale ha contribuito quasi del tutto lui, è felice che tanti ragazzi del primo mondo comprino i capi della sua azienda.
La chiama così la multinazionale che paga il suo lavoro circa tre euro al mese, è in fondo grazie a lei che si può permettere di non fare la fine di tutti gli altri.
Potrei scrollarmi delle mie colpe e pensare che, in fondo, almeno lui non muore di fame, ma mi dico, non ci provare stronza, non lo fare, non tentare di giustificarla la logica perversa di un capitalismo bieco che arriva al paradosso di considerare come necessaria la fuga della produttività verso i paradisi fiscali del terzo mondo, in risposta alla pretenziosità salariale dei lavoratori occidentali.
Non ci provare stronza a considerarti immune da qualsivoglia colpa solo perché ti hanno detto che con le tue spese inutili hai contribuito per il 3 per cento alla costruzione di una scuola in Bangladesh, perché è solo fumo negli occhi bambina, fottutissimo fumo nero tra gli occhi che confonde e giustifica i torti .
Basta solo esorcizzarle le tue canottierine alla moda, le tue scarpe da150 euro che Masha, o chi per lui, ha cucito per te e non potrà mai permettersi se non lavorando una vita.
Sì, lo so, la solita solfa della vigilia di natale, sì tutti più buoni e così sia.
Ma oggi non è la vigilia di natale e tu non sei più buona di quello stupido psico-nano o della bambolina telecomandata che batte in tv.
No, non sei neppure più felice di Masha, perché i suoi occhi li hai visti malgrado tutto e il tuo mondo continuerà a correre dentro comode scarpe di marca che qualcun altro avrà pagato a caro prezzo per te.
Abbiamo tutti la coda di paglia bambina, una vistosa coda di paglia che prima o poi prenderà fuoco insieme alle nostre futili necessità.

venerdì 3 ottobre 2008


Esco e vado a caccia la sera.
Non tutte le sere.
Ma quando lo faccio, è cosa certa, qualcuno lo trovo.
A trovarlo non ci metto molto.
So come ottenere quello che voglio.
E’ tutta questione di controllo.
Mi alleno da quando sono nato.
Loro non possono fare a meno di prendersi quello che voglio.
Io sono un cacciatore e un cacciatore sa sempre come sedurre la sua preda.
È solo questione di controllo,
So fargli fare quello che voglio.
È semplice, basta stare calmi e il gioco è fatto.
Io so sempre a che gioco giocare.
A ciascuno il suo e ognuno me ne sarà grato.
Perché darò loro il meglio come un padre a rivelar loro la strada.
Perché sono un cacciatore e lo faccio la sera.
Per vendetta tutte le sere, carne ingenua che non si saprà sottrarre.

martedì 19 agosto 2008


"Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo " . M.Gandhi

venerdì 8 febbraio 2008




L’amore non accade.
L’amore non è una casualità che c’investe ogni qualvolta veniamo attratti da qualcosa o qualcuno.
L’amore è una filosofia di vita che va imparata e praticata.
E’ un progetto che costa fatica, può spezzare le ossa, ma non fa arretrare.
Non accade di amare un uomo, una donna per il solo fatto di essersi giurati sentimenti eterni. Non accade di amare un figlio per il solo fatto di averlo messo al mondo.
"Amore" non è una parola miracolosa in nome della quale rivendicare diritti osceni.
Non si nasce amati, non si nasce amando.
L’amore è una condizione che non ci è connaturata.
E’ un esercizio di pensieri ed azioni progressivo, paziente e continuo.
E’ innanzi tutto l’accettazione incondizionata dell’altro, un’accettazione senza aspettative, senza la spasmodica attesa di ricevere in cambio di ciò che si è dato, senza la pretesa che, prima o poi, gli altri cambino come meglio crediamo.
Amare è forse utopia, è follia.
E’ di una tale eccezionalità che chi ha vissuto la propria vita all’insegna di tale credo viene incoronato santo.
Forse, se ogni giorno, imparassimo a fare un passo indietro verso l’affermazione del nostro io a tutti i costi, forse, cominceremmo a vedere oltre.
Forse, cominceremmo a capire che amare è un atto di volontà fattiva che presuppone la consapevolezza che il nostro non sia l’unico dei mondi e dei modi possibili.