domenica 30 settembre 2007

Babele

Rumore
Odore buono tra parole inutili e sorrisi alcolici
Bene prezioso da non sottovalutare
In mezzo a questo tanfo di cadaveri in formalina.
Sniffane ancora un po’ ti farà bene
Ma attenta a non esagerare
L’abuso non è contemplato
Dalla famiglia cristiana e da sua eminenza ruini.
Rumore
Odore forte in mezzo ai coglioni
Mentre mi prendi per i capelli
E reciti rosari che ti rimettano dagli atti impuri.
E intanto che te lo faccio ci rido sopra
Che ridere stasera serve
Ridere e parlare a vanvera
Tanto da dovermi odiare
E per assolvermi
Anch’io recitar rosari.

venerdì 28 settembre 2007

Gli abitanti della città di Kaz

Stamani gli abitanti della città di Kaz hanno chiuso la via sotto casa.Pioveva e non potevano certo posteggiare a qualche metro dalla scuola. Quindi hanno cominciato con una doppia fila, poi con una tripla e ancora una quadrupla, fino a che un tappeto di macchine ha completamente obliterato la strada. Nelle retrovie, gli ultimi arrivati hanno iniziato a strombazzare, qualcuno si è agitato dai finestrini, sono volati insulti, qualcuno è pure sceso dall'auto, ha fatto gesti intimidatori ed è partita una rissa che si è inzuppata sotto la pioggia. Qualcuno è rimontato in auto, sgommata, inversione ad U ed è andato via. Altri dopo un po’ di storie hanno fatto lo stesso e sono tornati indietro.E' andata avanti così per tutto il giorno, un ricambio continuo di gente imbufalita sotto la pioggia con la strada impraticabile. Perché oltre alla scuola che sta aperta anche il pomeriggio, vicino ci sta il bar dei cipressi e il supermercato e il barbiere e la ricevitoria, quindi tanto vale lasciarla bloccata. Poi, verso le otto di sera, è passata una pattuglia della polizia, ma la strada era quasi sgombra, solo una lunga doppia fila tra il bar e il supermercato. I poliziotti sono scesi dalla volante si sono guardati intorno, il proprietario del bar ha fatto loro un cenno del tipo, è tutto a posto, è roba mia, hanno ricambiato con un saluto e sono andati via.Ricordo la sera in cui sono arrivato. Agostino, il portiere, stava ad aspettarmi giù in garage. Non ha fatto domande, solo, buonasera. Non ha neppure tentato di portare le mie valigie. Mi ha accompagnato davanti all'ascensore e mi ha detto, quarto piano a destra. Dopo di che non l'ho più visto. Sì, è vero, non vado molto in giro, ma quelle poche volte che lo faccio, la guardiola è sempre chiusa e un cartello con su scritto, TORNO SUBITO, sta in bella vista incollato alla porta.All’inizio era solo un susseguirsi di rumori strani, di grida, di sragionamenti che mi arrivavano dalle finestre rigorosamente aperte inverno ed estate per via dell’odore di muffa che c’è in tutta la casa. Poi, ho cominciato ad appostarmi dietro le serrande socchiuse e da quel momento non ho più potuto farne a meno.
L’altra sera non riuscivo a prendere sonno. Qualcuno, fuori, sbraitava. Mi sono alzato e ho guardato dalla serranda. Ho visto un tizio in sedia a rotelle andare su e giù lungo la strada nel tentativo di trovare un varco per raggiungere il marciapiedi. Si muoveva con destrezza, ma per quanta energia ci mettesse non c’era verso di passare. E ad ogni tentativo fallito riprendeva a gridare come un indemoniato. Ad un certo punto si lancia inferocito nell’attraversamento e si porta verso i giardinetti. Si piega in basso per raccoglie qualcosa e un secondo dopo quel qualcosa si appalesa in un sasso e poi in un altro e un altro ancora. Ha una forza insospettabile nelle braccia, sono catapulte che si accaniscono contro le vetture posteggiate di fronte. Partono gli allarmi delle auto in un asincrono di rumori da far saltare i nervi e scatenare il delirio, parabrezza e fanalini che vanno in frantumi, qualche carrozzeria ammaccata. Le luci delle case di fronte si accendono, qualcuno si affaccia, volano bestemmie, insulti, minacce, oggetti non ben identificati. Intanto un gruppo di persone si è materializzato all’angolo, attraversa la strada e si dirige verso di lui che accortosi del loro arrivo gli va incontro sfidandoli con grida e gesti inconsulti. Uno degli uomini tiene una spranga in mano, brandendola con precise intenzioni. Le urla si confondono con gli allarmi. Poi non vedo più nulla, il capannello di gente fagocita la sedia a rotelle in una mischia di pugni calci e mazzate. Più volte vedo la spranga sollevata in aria ricadere violentemente in mezzo fino a che le grida diventano strazianti, gemiti e poi silenzio. Niente più allarmi, niente più insulti, niente più urla, niente di niente. Solo il tonfo della sedia a rotelle fatta a pezzi e scaraventata contro un’aiuola. Gli uomini si allontanano e si perdono inghiottiti dai portoni richiusi. Le luci si spengono. Vicino ai giardinetti intravedo una macchia scura sotto il lampione, qualcosa come un sacco dell’immondizia. Chiudo le serrande e me ne torno a letto. Nessun rumore fuori, solo un silenzio paralizzante. Mi sveglio sudato alle sette del mattino prima ancora del suono della sveglia. Giù per strada qualcuno entra in macchina e va via, il bar dei cipressi è già aperto, vicino ai giardinetti nessun sacco di immondizia. Forse ho solo sognato. Forse.
Le auto con i fanalini rotti stanno ancora posteggiate là e anche quelle con il parabrezza in frantumi.
A volte mi chiedo se le stranezze di questa gente siano inaccettabili solo per me, che tra l'altro mi ostino a chiamarle stranezze mentre le penso sconsideratezze e crimini.
Ma forse concedo loro questo eufemismo per assolvermi dalla colpa di essere un testimone consapevolmente inerte.

sabato 26 maggio 2007


Ti piacciono queste labbra? Baciale se vuoi. Bacia questi rotoli di carne grassa che non servono, surplus di genetica e disagio.Vieni, avvicinati, non ci trovi miele sopra, ma la rancida convinzione che tutto muore, sì prima o poi tutto muore. Anche queste pieghe di carne che non servono, che non vuoi proprio baciare perché non c’è miele sopra, solo insofferenza e sudore.

lunedì 21 maggio 2007

Ma che fai, mi dice, così lo rovini. Lo rimetto in tasca. Le mani mi tremano. Improvvisamente mi sento bambina e quel rimprovero mi arriva con la voce di mia madre. Non lo fare, se lo fai un' altra volta, le prendi. Io sto ferma, immobile, le braccia incrociate sulla schiena, faccio quello che facevo alle elementari, gioco al gioco del silenzio. Vinco sempre al gioco del silenzio. Mi chiamano la pittrice. Non ho molte parole da dire io. Io disegno. Disegno dappertutto. Il primo pennarello me lo ha regalato mio nonno, da una parte la punta nera, dall’altra rossa. Me lo ha dato che avevo cinque anni, il primo giorno di scuola. Mi ha detto, tieni piccola questo è per te, disegna quello che vuoi. Io da allora non ho più smesso. Solo mio nonno mi chiamava piccola. Lo ha fatto fino all’ultimo, prima che se lo portassero via con gli occhi annacquati dalla malattia. Piccola, mi ha detto, come vanno i tuoi disegni, disegna, disegna ancora . Avevo 14 anni quando lo ha detto e piccola non lo ero più. Ma i disegni ho continuato a farli dappertutto. Con mia madre a puntarmi le sue ire addosso e la gente a guardarmi con sospetto.

martedì 15 maggio 2007




Il cuore d’argento appeso alla maniglia del frigorifero sbatte emettendo un rumore fastidioso tutte le volte che si apre lo sportello. Glielo ha regalato Gaetano due anni fa ,e da due anni quel fastidio precede, accompagna e segue le nostre cene, i nostri pranzi e le smanie fameliche premestruali. Gaetano era uno dai gusti discutibili e casa nostra è costellata da motivi di discussione tra me e Grazia: l’orsetto lavatore posato sulla credenza che manda gemiti ad ogni vibrazione, il mezzo busto di santa rosalia che ostruisce il passaggio in bagno, le innumerevoli cianfrusaglie di poco conto spacciate per preziosi ninnoli d’antiquariato. E come se non bastasse ora che si sono lasciati tutte le cose inutili e di cattivo gusto che le ha regalato invece di finire nella spazzatura, sono tutte esposte in bella vista, a commemorare la sua scomparsa, come a dire: alla memoria di. A volte mi chiedo come è possibile che due persone così diverse come me e Grazia abbiano avuto la stessa madre. Grazia è una donna bruna dagli occhi scuri, i capelli neri portati sulle spalle, né ricci, né lisci, amorfi ma di grande effetto. Grazia è la tipica donna sanguigna dalla bocca grande e dal sorriso facile e indifferente. Con gli uomini docile e remissiva, con le donne al limite tra l’idiozia e la disponibilità gratuita. E’ di quelle che piacciono. Io la considero una che si svende anche ai peggiori offerenti. Lei mi attacca dicendo che sono uguale a mia madre, insensibile e astiosa, che con la gente non ci so stare, gli uomini non me li so tenere, insomma una disadattata. Puntualmente le nostre discussioni si chiudono con la sua frase ad effetto: non vedi come ti stai imbruttendo ? Pensaci che ad averci sempre da ridire ti viene lo stress e lo stress produce radicali liberi che ti fanno invecchiare. Ovviamente rimango in silenzio, sono sempre troppo stupide la sue controffensive per meritare una replica. Abitiamo in un appartamento al quinto piano senza ascensore che la gente quando ci viene poi dice che non ci verrà più e io spero sempre che lo faccia davvero. Io sono la sorella venuta male, quella che gli uomini non se la fila nessuno .Quella brusca che ha sempre qualcosa da ridire, quella che se parla sputa veleno. Quella che Gaetano era meglio che non la incontrava giù per le scale con quell’ affare enorme caricato sulle spalle. Con la scusa che conosceva un tipo che trafficava con le anticaglie si dava un tono raccattando tutte le porcherie che trovava per strada dicendo che con piccoli ritocchi sarebbero diventate dei gioielli di antiquariato. Ma quel crocifisso di legno fradicio era decisamente troppo. Mi è sembrato di vedere gesù cristo a fare la via crucis arrancando su per le scale. E’ stato più forte di me: quando ho visto che tentava di portarlo su gli sono saltata addosso e gli ho detto, quel coso in casa mia non entra. Non ha tentato neppure di replicare quando gliel’ho detto, tanto era l’affanno, mi ha lanciato uno sguardo di stizza mandandomi affanculo col pensiero e ha continuato a salire. Ma l’idea di quella ennesima oscenità a casa nostra mi ha fatto infiammare. Fermati qui Gaetano, è meglio che lo riporti da dove l’hai preso. Lui ha cercato di passare, mi ha spinto contro il muro, io ho fatto forza e ho spinto più di lui, fino a che ha perso l’equilibrio ed è rotolato giù per qualche rampa di scale e il crocifisso gli è finito addosso spaccandosi in due pezzi, spaccandogli la mascella e facendolo finire dritto, dritto in ospedale con un trauma cranico in prognosi riservata. Da allora è stato un susseguirsi di liti furiose tra me e Grazia fino a che una sera è tornata a casa dicendo, ho chiuso con Gaetano sei contenta? Ed è corsa in camera sua piangendo . Non ho mai saputo cosa sia successo e non le ho fatto domande. Di tanto in tanto il cuore d’argento tintinna fastidiosamente contro il frigorifero, l’orsetto lavatore bramisce alzando la testa e io spero che tra Grazia e Gaetano non ci saranno ripensamenti.